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Parco immobiliare svizzero: lo stato attuale del percorso di riduzione del CO₂

Pubblicato: 06. Maggio 2026

Il parco immobiliare svizzero è sulla buona strada verso l’obiettivo «emissioni nette pari a zero». Questa notizia positiva va tuttavia considerata nel contesto della metodologia restrittiva adottata dall’inventario dei gas serra, secondo la quale al settore degli edifici vengono attribuite solo le emissioni derivanti dalla combustione di petrolio e gas. L’energia elettrica consumata negli edifici, così come le emissioni grigie generate dalla ristrutturazione e dalla costruzione di nuovi edifici, vengono infatti attribuite al settore dell’industria e non a quello degli edifici.

Questo articolo illustra le definizioni utilizzate nell’inventario dei gas serra e interpreta i dati e gli sviluppi più rilevanti.

Netta riduzione delle emissioni nonostante l’aumento della superficie

Nel 2024 il settore edilizio svizzero ha emesso complessivamente 8,8 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente1, pari al 22% delle emissioni di CO₂ della Svizzera. Questo dato è tratto dall’inventario dei gas serra redatto annualmente dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). I dati più recenti disponibili risalgono al 2024, anche se i valori dei singoli anni sono soggetti a fluttuazioni dovute alle condizioni atmosferiche.

Tuttavia, anche la tendenza a lungo termine va nella stessa direzione: tra il 1990 e il 2024 si è registrata una riduzione del 47% (il 1990 è stato definito l’anno di riferimento nell’Accordo di Parigi sul clima). Tra le molteplici ragioni di questo calo significativo figurano i progressi tecnologici, leggi edilizie più severe e considerazioni economiche promettenti.

Recentemente abbiamo analizzato la redditività in uno studio approfondito (in tedesco). Secondo lo studio, sono necessari ingenti investimenti, ma in cambio diminuiscono i costi di riscaldamento e aumentano i valori di mercato. Nel complesso, gli investimenti (al netto dei contributi e dei risparmi fiscali) e gli aumenti di valore di mercato per i proprietari si bilanciano all’incirca, sebbene vi siano differenze significative tra i singoli immobili. La redditività per il proprietario varia a seconda dell’immobile e degli interventi di risanamento, ma segue modelli chiari: tende a diminuire con l’intensità del risanamento, mentre aumenta con l’entità del sostegno statale, le dimensioni dell’immobile e il livello dei prezzi locali.

La riduzione delle emissioni è ancora più significativa se si considera che la superficie riscaldata degli edifici, la cosiddetta superficie di riferimento energetico (SRE), è aumentata nello stesso periodo del 49%, raggiungendo gli 808 milioni di m² (secondo la stima di Wüest Partner riportata sul sito web dell’UFE). Ciò significa che l’intensità delle emissioni, ovvero le emissioni per unità di superficie riscaldata, è diminuita ancora di più, precisamente del 65%. Dividendo le emissioni totali del settore degli edifici per la superficie di riferimento energetico totale, nel 2024 si è ottenuto un valore medio di soli 10,9 kg di CO₂ equivalenti per metro quadrato di SRE.

Il ruolo fondamentale del riscaldamento

La riduzione delle emissioni di gas serra degli edifici è dovuta in primo luogo alle tecnologie di riscaldamento utilizzate. In seguito alle nuove leggi cantonali sull’edilizia, che si basano sul modello di prescrizioni energetiche dei Cantoni (MuKEn 2014), gli impianti di riscaldamento a gasolio e a gas vengono ormai sostituiti, al termine del loro ciclo di vita, prevalentemente da sistemi basati su energie rinnovabili. Negli edifici di nuova costruzione, già da tempo vengono utilizzati soprattutto pompe di calore, teleriscaldamento o impianti di riscaldamento a cippato. Con la sostituzione dei generatori di calore fossili a olio e a gas, le relative emissioni scompaiono dall’inventario dei gas serra.

L’isolamento riduce il fabbisogno termico

Anche gli interventi di risanamento dell’involucro edilizio hanno un impatto significativo. L’installazione di nuove finestre e l’isolamento della facciata e del tetto riducono in genere il fabbisogno termico di un edificio di oltre la metà. La riduzione del fabbisogno energetico comporta una diminuzione delle emissioni di gas serra negli immobili riscaldati con combustibili fossili. Gli interventi di isolamento contribuiscono dunque in modo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi energetici.

Secondo le Prospettive energetiche 2050+ della Confederazione, il fabbisogno di calore degli edifici, calcolato in metri quadrati di SRE, dovrebbe diminuire del 35% tra il 2020 e il 2050. Le Prospettive energetiche 2050+ hanno tuttavia un carattere meno vincolante e un grado di legittimazione inferiore rispetto a una legge.

Obiettivo climatico: emissioni nette pari a zero entro il 2050

Dopo che il 18 giugno 2023 l’elettorato ha approvato la legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli), gli obiettivi di riduzione sono ora codificati anche a livello legislativo. Secondo l’articolo 4 della LOCli, entro il 2040 il parco immobiliare potrà emettere solo il 18% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, il che significa che tra il 2024 e il 2040 le emissioni dovranno essere ridotte ulteriormente del 66%. A partire dal 2050 si applicherà poi l’obiettivo «emissioni nette pari a zero», secondo cui la Svizzera non potrà più emettere nell’atmosfera una quantità di gas serra superiore a quella che può essere assorbita da serbatoi naturali e tecnici.

Per il 2030 non esiste un obiettivo sancito a livello legislativo per il settore degli edifici, ma è in vigore un’ordinanza. Secondo l’articolo 3 dell’ordinanza sul CO₂, nel 2030 le emissioni del parco immobiliare potranno ammontare al massimo alla metà del valore del 1990.

Il ritmo attuale è sufficiente per rimanere sul percorso di riduzione

Il parco immobiliare dovrebbe raggiungere questo obiettivo intermedio. L’ultimo obiettivo intermedio, pubblicato nell’ordinanza relativa all’ultima legge sul CO₂, prevedeva una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2020 (cfr. tabella 1 nel messaggio concernente la revisione della legge sul CO₂). Sebbene il parco immobiliare abbia mancato di poco questo obiettivo, lo ha comunque raggiunto nel 2022, confermando il risultato anche negli anni 2023 e 2024.

Come si collocano i cali registrati negli ultimi anni rispetto al percorso di riduzione previsto per il futuro? Per ridurre a zero entro il 2050 le 8,8 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente emesse dal parco immobiliare nel 2024, le emissioni dovrebbero diminuire ogni anno di 340.000 tonnellate. Si tratta di una cifra inferiore a quella degli ultimi anni: tra il 2010 e il 2022 la riduzione media è stata di 420.000 tonnellate all’anno. Il ritmo di riduzione degli anni 2010 sarebbe quindi sufficiente per seguire il percorso di riduzione previsto. L’affermazione spesso ripetuta secondo cui il tasso di risanamento sarebbe troppo basso o gli investimenti insufficienti non è quindi corretta per quanto riguarda gli obiettivi climatici relativi al funzionamento del parco immobiliare. Quest’ultimo è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi climatici misurati sulla base dell’inventario dei gas serra, il che rappresenta un segnale incoraggiante.

Inoltre, negli ultimi tre decenni si è osservata un’accelerazione del calo. Negli anni 2000 la riduzione media era di sole 200.000 tonnellate all’anno, e tra il 1990 e il 2000 si era addirittura registrato un aumento di 20.000 tonnellate all’anno. In questa valutazione promettente occorre però tenere conto di tre aspetti in parte contraddittori:

  1. Da un lato, anche nella riduzione delle emissioni si applica il principio di Pareto, secondo cui l’efficienza degli interventi di riqualificazione energetica è elevata per una parte degli immobili, ma nettamente inferiore per un’altra parte. Questi immobili, relativamente difficili da riqualificare, tendono ad essere adeguati agli standard energetici più recenti solo in un secondo momento. Ad esempio, se si considera la scarsa redditività economica della riqualificazione energetica di un’abitazione di vacanza usata raramente, risulta evidente che mantenere il ritmo di riduzione non è scontato.
  2. Sono attesi ulteriori progressi tecnologici. Esempi recenti includono la riduzione dei prezzi degli impianti fotovoltaici o il rendimento in costante aumento delle pompe di calore.
  3. Con il passaggio alle pompe di calore elettriche, le emissioni del parco immobiliare si riducono, ma si verifica anche uno spostamento: l’elettricità utilizzata per alimentare le pompe di calore rientra infatti nel settore dell’industria.

In effetti, la suddivisione in settori è fondamentale per interpretare correttamente le previsioni ottimistiche relative al parco immobiliare e al percorso di riduzione delle emissioni.

Metodologia dell’inventario dei gas serra

Le emissioni di gas serra prodotte in Svizzera vengono attribuite a diversi settori. Se si applica la logica dell’inventario dei gas serra al concetto comunemente utilizzato di «scope», si potrebbe affermare che per il settore degli edifici vengono prese in considerazione solo le emissioni Scope 1.

Nel caso degli edifici, le emissioni Scope 1 sono quelle generate direttamente in loco dalla combustione di olio e gas per il riscaldamento degli edifici e la produzione di acqua calda. Molte emissioni generate in relazione agli edifici non vengono attribuite al settore degli edifici. Ciò vale, ad esempio, per le emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica, utilizzata negli edifici ma generata altrove (Scope 2). Inoltre, non vengono prese in considerazione né le emissioni derivanti dalla produzione di beni in edifici commerciali o industriali, né quelle derivanti dall’installazione di nuovi elementi strutturali, le cosiddette «emissioni grigie» (Scope 3)2.

Il settore degli edifici registra una riduzione maggiore rispetto ai trasporti e all’industria

Nel 2024 il settore dei trasporti ha generato la maggior parte delle emissioni, pari al 33%, seguito dall’industria con il 22%. Mentre il parco immobiliare è riuscito a ridurre le proprie emissioni del 47% dal 1990, il settore dei trasporti ha registrato una diminuzione del 10% e l’industria del 33%. Nel settore «Altro», che comprende ad esempio l’agricoltura o la gestione dei rifiuti, il calo è stato del 13%. Sulla base degli sviluppi passati, gli obiettivi climatici federali per gli edifici prevedono anche per il futuro riduzioni più rapide rispetto agli altri settori (v. il grafico a barre seguente).

A questo punto è importante sottolineare che l’edilizia non rientra nel settore degli edifici, bensì in quello industriale. La costruzione e la ristrutturazione degli edifici generano emissioni significative di CO₂. La riduzione di queste emissioni considerate «grigie» dal punto di vista immobiliare è necessaria per raggiungere l’obiettivo «emissioni nette pari a zero». La decarbonizzazione dell’edilizia sta procedendo, in particolare grazie alla scelta dei materiali. In uno studio abbiamo stimato che sarebbe possibile ottenere una riduzione delle emissioni pari all’1,2% dell’inventario dei gas serra se si riuscisse a raddoppiare la quota di legno come materiale da costruzione in Svizzera.

Il ruolo e le sfide dell’economia circolare

Poiché al momento è quasi impossibile realizzare edifici completamente a impatto zero in termini di CO₂, l’economia circolare sta acquisendo sempre maggiore importanza. Ciò significa che gli edifici esistenti dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile o ristrutturati con materiali riciclati, anziché costruiti ex novo. Tuttavia, alla luce del dinamico sviluppo urbanistico in Svizzera e del fatto che molti elementi costruttivi sono assemblati in modo da renderne difficile la separazione e il riutilizzo, questo approccio rappresenta una sfida considerevole per l’edilizia. In confronto, la sostituzione degli impianti di riscaldamento risulta molto più semplice e consente al settore degli edifici di rispettare il percorso di riduzione verso l’obiettivo «emissioni nette pari a zero».

L’importanza che riveste il rispetto del percorso di riduzione da parte del parco immobiliare per il raggiungimento degli obiettivi climatici è dimostrata dalla sua elevata quota nelle emissioni totali: tra il 1990 e il 2010 il settore degli edifici è stato responsabile in media del 30% delle emissioni registrate nell’inventario dei gas serra.

  1. Oltre all’anidride carbonica, esistono altri gas serra, come il metano o il protossido di azoto, che contribuiscono al riscaldamento del clima. Per consentire una valutazione uniforme, il loro impatto sul clima viene convertito in equivalenti di CO₂. ↩︎
  2. Questa metodologia si basa sulle linee guida sui gas serra della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). ↩︎